20 Marzo 2010. Come ogni anno in questa giornata Libera promuove la "Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie". Questa è un occasione molto importante per la sensibilizzazione dei cittadini riguardo al problema sociale della mafia. Per questo motivo viene spesso celebrata in una città del sud Italia, anche se non deve stupire il fatto che quest'anno si sia svolta a Milano.
Da ormai vent'anni a Milano c'è una fortissima presenza della 'ndrangheta; questo può destare stupore anche in una persona che a Milano ci vive. Infatti questa non è la mafia "tradizionale": la mafia della coppola e della lupara, la mafia del pizzo e delle estorsioni, la mafia delle bombe e delle stragi; è la mafia dei "colletti bianchi", degli appalti truccati, dei politici corrotti e delle banche. E' una mafia borghese: i picciotti sono stati sostituiti da avvocati e banchieri.
L'aspetto peggiore di questa mafia è che non si vede. Gli unici segnali palesi di questa "colonizzazione" mafiosa del nord Italia sono gli arresti dei piccoli spacciatori di droga, che vengono considerati semplicemente appartenenti alla microcriminalità organizzata. Il controllo mafioso è esteso anche all'hinterland milanese. Rivela un collaboratore di giustizia: "Nell'80% dei paesi del circondario di Milano è presente un locale di 'ndrangheta"; un locale di 'ndrangheta è un posto in cui ci sono circa una trentina di affiliati in grado di controllare il territorio limitrofo.
Il sostituto procuratore antimafia Vincenzo Macrì afferma che Milano è diventata la capitale della 'ndrangheta, perchè ci sono più interessi lì che in Calabria, dal momento che a Milano si può intervenire nell'economia. Famiglie mafiose calabresi come i Piromalli e i Morabito gestiscono il traffico di droga a Milano e altri racket. I proventi di questi traffici vengono reinvestiti nella costruzione di esercizi pubblici o altri beni immobili e nella creazione di ditte edili, le quali servono a prendere dei subappalti di opere pubbliche. Infatti nelle gare di appalto le ditte mafiose non partecipano direttamente, ma utilizzano dei prestanome "puliti", ovvero delle ditte che non hanno apparentemente nulla a che vedere con la 'ndrangheta, per fare da tramite tra le gare d'appalto pubbliche e i subappalti.
Ma il pericolo più grande che ci si prospetta davanti è l'expo 2015. Infatti per quest'evento sono previste gare d'appalto del valore di diversi milioni di euro e se non si ha un controllo capillare negli appalti, ma soprattutto nei subappalti, si corre il grossissimo rischio di trasformare l'expo 2015 in un enorme fonte di guadagno mafiosa.
Questi sono i motivi di un 20 Marzo a Milano: lanciare l'allarme sulla mafia al nord e sensibilizzare la cittadinanza e il mondo politico sui rischi relativi all'esposizione universale del 2015. Oggi, alla luce di ciò che è successo a questo 20 Marzo, si possono trarre le prime conclusioni e le prime riflessioni.
L'assenza del sindaco di Milano Letizia Moratti non è una cosa di poco conto. Si denota infatti una totale indifferenza di una parte del mondo politico rispetto al problema mafioso. Il sindaco di Milano quindi si può collocare in questo gruppo di politici, a meno che non avesse degli impegni istiutuzionali più importanti di una manifestazione contro la mafia di portata nazionale a cui hanno partecipato 150.000 persone che si è svolta nella città da lei governata.
Un altro aspetto importante è quello dell'informazione. Alla manifestazione è stato dedicato pochissimo spazio sia nei telegiornali nazionali che nella maggior parte dei quotidiani, nonostante la mafia sia un problema che coinvolge tutto il Paese. Evidentemente quel giorno c'erano eventi a livello nazionale culturalmente e ideologicamente più importanti del 20 Marzo a Milano.
Simone