“Più debole è la democrazia in un paese, più forti sono le mafie”.
Così ha iniziato il suo discorso Don Luigi Ciotti, presidente di Libera, nell’aprire i due giorni di seminario “Le Mafie al Nord” tenuto a Torino il 7 e l’8 ottobre 2011.
“E in Italia ora la democrazia è pallida, la politica è debole e molto auto-referenziale; il vero regime oggi è quello che nasce dall’anestesia delle coscienze”. E la mafia affonda facilmente la sua lama trovando pochi oppositori sul suo cammino; l’economia “sana” procede lentamente ed al buio, la scuola è in subbuglio, il volontariato è al primo posto sulla lista dei tagli. La cultura continua a subire pesanti sforbiciate e le proteste rimangono inascoltate. Ma la cultura è “il termometro della democrazia di un paese”: Ciotti torna a sottolineare il ruolo fondamentale che essa ha nella lotta alle mafie, alla corruzione e all’illegalità. Per vincere bisogna conoscere, informarsi, FORMARSI; educare ed educarsi, impegnarsi attivamente, tutti: la spina dorsale della democrazia è infatti la responsabilità.
Per questo il 7 e l’8 sono stati due giorni di studio intenso; si è parlato degli affari mafiosi e delle loro alleanze, si è studiato come agiscono nei territori e le risposte delle comunità. Si è vista l’espansione di quella mafia invisibile che sta conquistando l’edilizia e che vince appalti, che compra ristoranti, centri commerciali, discoteche. Quella mafia sempre più dei colletti bianchi e sempre meno “della coppola e della lupara”, quella mafia forse più sottile e per questo ancora più pericolosa. Quella mafia sempre più presente qui al nord e che la gente si rifiuta di vedere. Milano è diventata la capitale della ‘ndrangheta, il centro organizzativo dell’intero nord. Solo nell’ultimo anno vi sono state arrestate 180 persone e sono state scoperte decine di cosche. I sindaci di Torino (Piero Fassino), Milano (Giuliano Pisapia) e Genova (Marta Vincenti) sono intervenuti per raccontare la situazione nelle rispettive città e spiegare i progetti per contrastare e prevenire l’infiltrazione mafiosa nella società e nell’economia, partendo proprio da progetti culturali come i Laboratori della legalità nelle scuole, e riforme pratiche riguardanti la distribuzione degli appalti pubblici.
Eravamo in 500, giovani di tutta Italia, rappresentanti di presidi o membri di associazioni di volontariato, riuniti per imparare, capire, informarci. Per ascoltare esperti come Gian Carlo Caselli, Nando dalla Chiesa, Antonio Ingoia, Virginio Rognoni, Franco la Torre e molti altri che tramite le loro esperienze, le loro storie e il loro esempio ci insegnano a resistere.
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Monica Cillerai, Giulia Cillerai e Elena Ferro
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